In un futuro quanto mai contemporaneo Theodore (Joaquin Phoenix) vive in uno stato di apnea emotiva mentre cerca di sopravvivere alla fine di una storia d’amore. Intorno a lui un mondo dominato da una tecnologia tanto avanzata da aver permeato ogni strato della vita e disumanizzato i rapporti, quasi totalmente annullati.
Muove da qui Spike Jonze nel suo bellissimo Her, dove lei è un’incorporea fidanzata dalla voce suadente e lui un uomo tanto deluso dalla vita da spingersi ogni giorno di più nella propria solitudine, fatta di videogiochi fantascientifici e spicciole compagnie virtuali.
Il resto è una storia d’amore improbabile tra un individuo e un sistema operativo intelligente che, sfuggendo agli schemi di programma, si dimostra capace di provare emozioni, in un vortice umanizzante di curiosità, dolore e felicità.
A insaporire di curiosità questa sceneggiatura, che vanta un meritatissimo Oscar 2014, ci pensano elementi come la curiosa professione del protagonista, che scrive lettere per conto terzi, dettando missive personali ad un computer che elabora e trascrive testi intrisi di poesia e sentimento, e una cura del particolare lodevole, che solo un occhio disattento potrebbe non cogliere.
Dettagli fondamentali per capire fino in fondo questo film, giocato sui contrasti di un oggi ipermoderno in lotta con gli elementi di un passato che si ostina a tornare senza tregua o forse, semplicemente, che non se vuole andare. Piace l’umana comprensione dei coprotagonisti, pochi per la verità, che scelgono di non giudicare ma di capire le altrui esigenze, elevandosi sul piano morale e staccandosi da una quotidianità quasi eremitica, fatta di appartamenti sterili e semibui e di un autoimposto isolamento.
E poi dialoghi intensi, tempi narrativi ottimamente scanditi e una fotografia che non tradisce mai l’essenza di una pellicola pronta a scoprirsi indagine sociologica, nel suo rincorrere un uomo in bilico tra un’atavica solitudine e un futuristico paesaggio dominato da grattacieli e metropolitane di superficie.
Da vedere perché: sorprende. Tanto perché si tratta di un film recitato davvero bene, quanto perché affonda le mani e plasma una materia ostica, esplorando i bassifondi e le retrovie della solitudine e dei rapporti interpersonali.
Emanuela Macrì
Pubblicato su La Voce del Trentino il 29 marzo 2014 http://lavocedeltrentino.it/index.php/cineworld/15569-cineworld-her-lei-lui-e-l-oscar

