Piove.
E la macchina da presa scorre in slow motion radente alla pavimentazione
stradale lavata dagli scrosci dell’acqua che cadono sulla città e confondo con
i loro giochi passi e destini, anime cittadine e realtà metropolitane.
Le
vite di Elena (Kasia Smutniak), Fabio (Filippo Scicchitano) e
Silvia (Carolina Crescentini) sono legate dall’amicizia e dai tanti
caffè e cappuccini che servono ai tavolini del bar dove lavorano. Tra loro un
legame intenso, lungo una vita e qualche sogno da coltivare. Adagiato in uno
scenario semi-teatrale quale il centro storico di Lecce, il nuovo
film di Ferzan Ozpetek procede adagio, quasi osservante dei
limiti di velocità previsti nei centri abitati. Selvaggio come le spiagge che
entrano nelle inquadrature, poetico come le luci che animano la città di notte.
Nemmeno
la ventata di erotismo portata dall’arrivo del “bell’Antonio” (Francesco
Arca) sembra capace di scuotere quel ritmo da giornata assolata, di
risolvere quel senso di arsura mentre una domanda ronza in testa alla fine del
primo tempo: “Ma qui non succede mai nulla?”.
Ma
si spengono le luci e la risposta arriva. Allacciate le cinture,
appunto. La storia sta per decollare. Destinazione: la vita. Quella vera,
quella che un mattino come nulla ti bussa alla porta e quando apri lei è lì per
mostrarti il suo lato peggiore. Inizia così il secondo tempo, con un cambio di
marcia narrativo che mantiene, però, l’andatura lenta e riflessiva del primo. A
riempire lo schermo, insieme a qualche primo piano e ad una fotografia
calda e mediterranea, c’è qualche risata. Perché la vita è così. Tragica e
comica, incomprensibile anche quando parla di cose semplici.
Ozpetek
scrive e dirige una pellicola sul disincanto esistenziale. Un film duro,
spigoloso, pesante come una sasso posizionato sullo stomaco, scevro da ogni
favola e privo di volteggi fantasiosi. Tutto è come potrebbe essere, e nulla va
respinto. Semmai, va respirato.
Da
vedere perché: decidere di oscurare un finale scontato puntando la luce sul
passato, è il vero riscatto di questo film che poteva annoiare e invece si
rivela pieno di sorprese taciute. Comprendere i tanti passaggi lasciati in
sospeso è, così, la sua vera personalità. Risulta perdonabile, pertanto, lo
schieramento di tematiche già note sebbene si attendano, con fiducia, nuovi
lavori … nuovi davvero!
Emanuela
Macrì
Pubblicato su La
Voce del Trentino il 14 marzo 2014
