Magic in the Moonlight. Titoli di coda. Si riaccendono le luci e si apre un
bivio: commedia apprezzabile o lodevole ragionamento sulla vita?
Tanti saluti a quella parte di pubblico (e
verosimilmente di critica) che imboccherà la prima via uscendo dalla sala.
Perché questo viaggio sarà diverso e lo sarà per tutte le persone le quali,
aguzzando la vista, troveranno i particolari celati nella vignetta abilmente
dipinta da Woody Allen, come in famoso gioco enigmistico.
Come in un numero gioco di prestigio, in uno di quelli
con cui il maestro orientale Wei Ling Soo è solito incantare il suo pubblico.
Peccato sia tutta una finta scenica. Peccato che “L’unico superpotere certo brandisce una
falce” e tutto il resto sia un’invenzione per trovare conforto davanti a
domande che non avranno risposta. Peccato che molto di quel che vediamo sia
solo un imbroglio.
Non esiste nemmeno il mago cinese, infatti, perché
sotto il kimono e i baffetti si nasconde Stanley Crawford (Colin
Firth), il cinico e famoso illusionista britannico chiamato a smascherare Sophie
Baker (Emma Stone), la sedicente sensitiva della provincia
americana che sta incantando il sud della Francia con i suoi potere
paranormali. E non esiste alcuna magia, perché non esiste un mondo
altro al di fuori di quello che cade sotto i nostri occhi. Nemmeno in un’Europa
di fine anni Venti, accarezzata dai tocchi di poesia fotografica ed elegantemente
adagiata tra i fotogrammi dell’ultima creatura del (quasi) ottantenne Allen.
Ma l’imprevisto e l’incredibile sono lì, dietro
l’angolo, pronti a rendersi palesi in ogni attimo. E persino uno scettico come Stanley,
alla fine, può ricredersi. Perché il dono di Sophie gli si
rivela quale “spettacolo, scienza, filosofia e religione” e l’uomo nulla può
davanti ad una tale rivelazione.
Magie di una vita che con i suoi accadimenti porta a
riconsiderare, a cambiare faccia e opinione. Sempre che non si tratti di un
inganno. Sempre che i segni interpretati quali messaggi non siano altro che
l’opera dell’astuzia e della meschinità di una certa (bassa) umanità che
abbisogna di imbrogliare per continuare a vivere.
Da vedere per: deliziarsi davanti alla magia dell’amore
a prima vista. Una magia vera, senza bisogno di esser messa
alla prova, capace di non morire in un mondo in cui tutto è fasullo.
Emanuela Macrì
Pubblicato su La
Voce del Trentino il 06 dicembre 2014
