Ci sono
verità che affiorano dopo cinquant’anni, liberate dalla ganascia del Segreto di Stato che le costringeva al silenzio. Ci
sono storie che non dovrebbe subire l’ingiuria della polvere ma essere raccontate,
perché se ne possa raccogliere l’insegnamento.
Poi
però ci si scontra con il diritto e la politica. E allora ci si accorge che le
storie, le umane vicende, seppur eccezionali, possono essere sacrificate alla
ragion di Stato. Perché il Potere, a volte (e troppo spesso) vince sulla
Bellezza.
Alan
Turing (Benedict Cumberbatch)
è un bambino prodigio. Nell’Inghilterra del post Grande Guerra, studia in un
collegio maschile e si lega a Christopher, un suo coetaneo con cui condivide la
passione per la crittografia e, forse, un adolescenziale amore che
tenta di nascondere.
Nel
1951, divenuto docente e studioso di matematica, subisce un tentativo di furto
al quale consegue un arresto per atto osceni: nell’Inghilterra del tempo l’omosessualità è un reato e sebbene Turing non si macchi di alcun atto che si
possa reputare realmente osceno, si vedrà processato e condannato ad una
terapia ormonale mirata alla riduzione della libido e, quindi, alla progressiva
incapacità sessuale.
Tra i
due periodi si colloca una guerra, la seconda Guerra mondiale, da vincere per
la Gran Bretagna anche sul piano della strategia. Anche grazie al contributo e
al lavoro delle menti inglesi più brillanti, tra le quali spicca proprio quella
di Alan Turing, il
quale mette studi e intuizioni, nonché le grandi abilità in campo crittografico
al servizio del Governo inglese, in una missione segreta e che rimarrà tale.
Il
regista norvegese Morten Tyldum incornicia la vita di Turing in un biopic dalla fattura impeccabile
e perfettamente aderente ai canoni del genere ma non per questo scontato. La
decisione di correre in maniera (solo apparentemente) disordinata sull’asse
temporale, ad esempio, regala grande organicità al racconto, riuscendo
nell’intento di raccontare un’esistenza mettendone a fuoco i momenti cruciali
senza rinunciare alla visione in campo lungo della vita e della Storia.
The
Imitation Game risulta
un film ricco e denso, che non affida a particolari picchi narrativi la sua
intensità, ma preferisce una messa in scena sobria e un ritmo regolare, mentre
può contare sulla lodevole interpretazione di un cast di prim'ordine. La
sceneggiatura si muove tra i piani della segretezza e della strategia, cui
fanno eco tanto il titolo quanto ogni aspetto della storia.
In
mezzo si trattano codici da decifrare, tattiche belliche da non rivelare,
segreti inaccessibili e lavori sotto copertura che si intrecciano, in gioco
imitativo, alla vita dei singoli protagonisti di questa storia, con le loro
intimità da tutelare, costretti a scelte dolorose e silenzi che vanno oltre la
missione. Il tutto chiuso in poche stanze dove numeri e macchine possono
decidere della vita di milioni di persone.
Da
vedere? Sì, per conoscere tutti i particolari che qui non sono stati
(volutamente) svelati.
Emanuela
Macrì
Pubblicato su La Voce del
Trentino il 05 gennaio 2015 http://lavocedeltrentino.it/index.php/cineworld/17989-le-regole-segrete-del-gioco-the-imitation-game
