mercoledì 7 gennaio 2015

Le regole segrete del gioco. The Imitation Game

Ci sono verità che affiorano dopo cinquant’anni, liberate dalla ganascia del Segreto di Stato che le costringeva al silenzio. Ci sono storie che non dovrebbe subire l’ingiuria della polvere ma essere raccontate, perché se ne possa raccogliere l’insegnamento. 

Poi però ci si scontra con il diritto e la politica. E allora ci si accorge che le storie, le umane vicende, seppur eccezionali, possono essere sacrificate alla ragion di Stato. Perché il Potere, a volte (e troppo spesso) vince sulla Bellezza.

Alan Turing (Benedict Cumberbatch) è un bambino prodigio. Nell’Inghilterra del post Grande Guerra, studia in un collegio maschile e si lega a Christopher, un suo coetaneo con cui condivide la passione per la crittografia e, forse, un adolescenziale amore che tenta di nascondere.

Nel 1951, divenuto docente e studioso di matematica, subisce un tentativo di furto al quale consegue un arresto per atto osceni: nell’Inghilterra del tempo l’omosessualità è un reato e sebbene Turing non si macchi di alcun atto che si possa reputare realmente osceno, si vedrà processato e condannato ad una terapia ormonale mirata alla riduzione della libido e, quindi, alla progressiva incapacità sessuale.


Tra i due periodi si colloca una guerra, la seconda Guerra mondiale, da vincere per la Gran Bretagna anche sul piano della strategia. Anche grazie al contributo e al lavoro delle menti inglesi più brillanti, tra le quali spicca proprio quella di Alan Turing, il quale mette studi e intuizioni, nonché le grandi abilità in campo crittografico al servizio del Governo inglese, in una missione segreta e che rimarrà tale.

Il regista norvegese Morten Tyldum incornicia la vita di Turing in un biopic dalla fattura impeccabile e perfettamente aderente ai canoni del genere ma non per questo scontato. La decisione di correre in maniera (solo apparentemente) disordinata sull’asse temporale, ad esempio, regala grande organicità al racconto, riuscendo nell’intento di raccontare un’esistenza mettendone a fuoco i momenti cruciali senza rinunciare alla visione in campo lungo della vita e della Storia.

The Imitation Game risulta un film ricco e denso, che non affida a particolari picchi narrativi la sua intensità, ma preferisce una messa in scena sobria e un ritmo regolare, mentre può contare sulla lodevole interpretazione di un cast di prim'ordine. La sceneggiatura si muove tra i piani della segretezza e della strategia, cui fanno eco tanto il titolo quanto ogni aspetto della storia.

In mezzo si trattano codici da decifrare, tattiche belliche da non rivelare, segreti inaccessibili e lavori sotto copertura che si intrecciano, in gioco imitativo, alla vita dei singoli protagonisti di questa storia, con le loro intimità da tutelare, costretti a scelte dolorose e silenzi che vanno oltre la missione. Il tutto chiuso in poche stanze dove numeri e macchine possono decidere della vita di milioni di persone.

Da vedere? Sì, per conoscere tutti i particolari che qui non sono stati (volutamente) svelati.

Emanuela Macrì