Se
almeno una volta nella vita vi siete chiesti “come sarebbe andata se…?”, La La
Land è un film per voi. Se invece non vi siete mai o non ancora
interrogati sul tema, nessun problema, La La Land è comunque un film per
voi. Perché se esibisce un biglietto da visita con la descrizione musical, si rivela una pellicola capace
di cambiare pelle nel suo farsi, maturare, seguire nel processo di crescita i
suoi protagonisti.
In
mezzo a tutto, solo apparentemente inconsapevoli, Sebastian e Mia, gli
impeccabili Ryan Goslin e Emma Stone, geniale musicista e autoeletto
paladino del jazz lui, attrice per destino e frequentatrice di casting per
vocazione lei, al centro di universo che sulle prime sembra somigliare a un
paesaggio con neve in una sfera di cristallo ma ben presto imporrà loro di
staccarsi dalla favola per scontrarsi con le logiche sottese dai desideri
realizzati.
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| Foto fonte web |
Galeotto fu l’ingorgo stradale tramutatosi in un balletto corale su tetti e cofani, e un impiego da pianista, destinato a durare solo lo spazio di una sera. E complice una macchina da presa dai movimenti fluidi, che nell’ostinato inseguimento dei protagonisti non dimentica di includere ogni singolo particolare, mentre abbatte limiti fisici e pareti mentali.
La La Land, dunque, è una scatola che racchiude,
proteggendolo, un ideale teatro di posa per il reale, un microcosmo in cui la
vita riproduce sé stessa senza, apparente, soluzione di continuità, con un
enorme ritratto di Ingrid Bergman sulla parete e il jazz a scaldare e versare
da bere a sogni che trovano il loro naturale habitat nei luoghi, anche
metafisici, del cinema, dal Griffith Observatory a Gioventù bruciata, il film che consacrò James Dean.
Stupisce
la scelta di Damien Chazelle,
regista e sceneggiatore poco più che trentenne, di modellare con le regole di
un musical un film che, di fatto, non lo è e se appartiene a un genere è
quello, non cinematografico, del coraggio. Il risultato, però, è una scommessa
vinta, e la candidatura a ben quattordici premi
Oscar parla, anche, di un pericolo scampato e del coraggio, appunto, di affrontare
l’ennesima indagine dei rapporti uomo-donna che avrebbe potuto prestare il fianco
alla noia.
E
invece no. Perché il cinema è capace
di artifici sconosciuti alla vita reale e può riavvolgere il nastro per farci
chiedere “Come sarebbe andata se…?”. In questo film lo fa con un meccanismo affatto nuovo, ma in maniera davvero
coinvolgente e convincente.
Giudizio
critico? Lascia il segno.
di
Emanuela Macrì
