Hortence Laborie (Catherine Frot) vive
nella campagna francese, dove gestisce un agriturismo, fino a quando
un’improvvisa ed inaspettata assunzione la trasporta, di tutta fretta, a
Parigi. Quel che l’aspetta nella capitale è un impiego di tutto rilievo: a
chiedere la sua collaborazione è il Presidente della Repubblica, che la vuole a
palazzo in qualità di chef personale.
Donna caparbia e capace si trova ad
operare in un mondo chiuso. L’Eliseo, infatti, si presenta ai suoi occhi come
un luogo ostile, maschile e maschilista, in cui la cucina personale
presidenziale è in costante lotta con quella che si occupa di confezionare i
pasti per il personale impiegatizio, denominata “generale”.
La cuoca del Presidente, è un film
asciutto ma per nulla sgradevole: scevro di orpelli stilistici, si pone come
obbiettivo quello di raccontare, trovando nel recupero analettico un mezzo
stilistico efficace. L’alternanza di lunghi flashback, tra il presente in
Antartide ed un trascorso nel cuore del potere francese, è il veicolo che
permette di esprimere l’ingombro di un passato che, con il proprio vissuto, ha
disegnato e dato forma all’oggi di Hortence.
Il merito del regista francese Christian
Vincent è quello di giocare con un racconto lineare, senza picchi narrativi,
riuscendo a non scadere nella noia. Potentemente oggettiva, la macchina da
presa non è intenzionata ad indagare i sentimenti dei personaggi ma a svolgere
la missione di pura testimone, che racconta una storia (vera) senza
intervenire. Senza pizzi e né merletti.
Senza cedere alla rabbia al cospetto degli
snervanti giochi di potere che si consumano anche nelle stanze dei fornelli, e
senza esagerare nel sottolineare i momenti di culinaria intimità.
Ma se il punto debole è facilmente
individuabile nell’improbabile figura del Presidente, la vera forza di questo
film sta nella carrellata delle delizie gastronomiche, abilmente ritratte in
primissimo piano, che propone. Delizie per l’anima che ingolosiscono e
pacificano. Il contraltare perfetto di un mondo avvelenato da insane competizioni
e ingiustificate lotte fra esseri umani.
Da vedere con un’accortezza: prima di
recarvi al cinema, prenotate una cenetta sopraffina, perché uscirete dalla sala
proiezioni affamati ed esigenti!
Emanuela Macrì
Pubblicato su La Voce del Trentino il 27 gennaio 2015
