domenica 3 marzo 2013

La filosofia al potere: Viva la libertà

Tanto reale quanto fiabesco, con punte che sconfinano nella veggenza. Questo è Viva la libertà il nuovo film di Roberto Andò, uscito nelle sale il 14 febbraio. È la storia di Enrico Oliveri (Toni Servillo), il segretario del maggiore partito di centro sinistra e dell’opposizione.

La popolarità del leader viene messa in discussione sia dai sondaggi, che fotografano una caduta libera dei consensi, sia dai compagni del partito, che scrutano la situazione con malcelata diffidenza. Il protagonista è un politico opaco ed un uomo stanco. Inaspettatamente, e nel momento meno opportuno, decide di concedersi una vacanza dal tutto che lo sta soffocando, una pausa che gli permetta di respirare e stare lontano da quel mondo che lo respinge.


All’improvvisa e solitaria partenza, il suo fedele collaboratore Andrea Bottini (Valerio Mastandrea) cerca di porre rimedio trovando come unica, e altamente rischiosa, soluzione la temporanea sostituzione del segretario con il fratello gemello Giovanni, un docente di filosofia riabilitato dopo anni di ospedale psichiatrico, che vive nell’ombra della periferia e dimenticato da tutti scrive libri nascondendosi dietro uno pseudonimo.

Si profila un fallimento? A questa domanda Roberto Andò risponde cucinando un film godibile e sobrio, dimostrando grande abilità nel dosare ed amalgamare fra loro il beffardo ed il drammatico, mentre apparecchia una tavola già imbandita per un impeccabile finale.

Viva la libertà è una storia di occasioni, per tutti. L’opportunità per Giovanni di dare ai suoi pensieri la forma di parole ascoltate. La possibilità per Enrico di vivere nell’anonimato e scoprire il gusto del vivere. L’opportunità per Andrea di abbattere tutte le barriere mentali che lo ingrigiscono.

È una pellicola che accoglie la bipolarità del mondo in cui viviamo per riassumerla con una regia che indugia sui volti e sui piedi delle persone, i due capi estremi di un’umanità di cui racconta i contrasti: la spossatezza del politico contro e l’ironia del (valutato) folle, lo stupore dei colleghi di partito di fronte alla nuova linea contro il cinismo di chi trama alle spalle, lo sgomento che si trasforma in sorriso per chi ha il coraggio di osare e di credere in qualcuno.


Un gioco di contrapposizioni che trova espressione anche nella sintassi della fotografia, grazie ad un’alternanza di scene illuminate da vivide luci ad altre girate in ottundenti penombre. La forza di questo film, quindi, non risiede solo in ciò che racconta, ma anche nel modo in cui lo fa. È un film pieno di espressività, di volti e mani che parlano, di occhi che indagano, piedi e passi che comunicano.

Andò dirige magistralmente un’orchestra di attori capaci e credibili. Non solo Toni Servillo, cui viene affidato il doppio ruolo di Enrico/Giovanni, ma anche Valerio Mastandrea, Michela Cescon e Anna Bonaiuto confermano la grande attitudine della nutrita (e spesso sottostimata) schiera di cavalli di razza che il cinema italiano può vantare.

Da vedere per: assaporare la politica che vorremmo e scoprire che la passione può essere la chiave per liberarci dalla paura.

Emanuela Macrì  


Pubblicato su La Voce Del Trentino il 02 marzo 2013