lunedì 8 aprile 2013

Bianca come il latte, rossa come il sangue. Che colore ha un'emozione?

Leo (Filippo Scicchitano) non ha dubbi: ogni colore ha un suo preciso riferimento. E tra tutti il bianco è quello che sopporta meno. Sarà forse perché è un colore che contiene tutti i colori senza, però, avere una tinta?

Sfaticato e scanzonato, con l'amico e compagno di banco Nicola, anzi Niko con la kappa (Romolo Guerrieri), trascorre esasperanti ed infinite ore in una scuola che gli appare popolata da strani ed incomprensibili esseri viventi: i bulli delle classi superiori ed un corpo docente lontano e noioso.

Una scuola attraversata come una selva oscura, dove incontra gli occhi dell'amicizia sincera di Silvia (Aurora Ruffino) e le belle frasi del nuovo professore di lettere (Luca Argentero) che da sfidante sfidato diverrà confessore e consigliere e gli farà conoscere quel Dante Alighieri con cui scoprirà di avere qualcosa, o qualcuno, in comune. 

Leo è un adolescente "con un leone dentro" e Beatrice, con l'avvenenza dei suoi diciassette anni, gli ha fatto perdere la testa. Nell'attesa di trovare il coraggio per dichiarare il suo amore, il tenero protagonista cerca di curare il suo cuore rapito con quella che descrive come una medicina miracolosa: il torneo di calcetto.

E ci arriva ad un passo, ci arriva davvero vicino a confessare la passione che lo consuma, a confessare proprio tutto a quella ragazza con i capelli rossi. Già il rosso. Ecco un colore capace di esprimere emozioni, tanto da dipingerci le pareti della sua stanza, perché il rosso gli ricorda la chioma della sua amata.


Bianca come il latte, rossa come il sangue è un film diviso in due parti. Nella prima il ritmo leggero della commedia racconta una vicenda fra tante, fatta di giovanili innamoramenti e scontri generazionali, mentre nella seconda il racconto affonda le mani nel genere drammatico per estrarne una storia reale e dolorosa.

Nella prima il destino è affidato alla piega ed al taglio dei capelli, tanto importanti da poter decidere il corso futuro degli eventi. Nella seconda il problema è la mancanza di quei capelli, sostituiti da una parrucca.

Come il bianco, quella tra Leo e Beatrice, è una storia d'amore che contiene tanti sentimenti ma non ha una vita propria. È una storia che non ha nemmeno il tempo di diventare tale: ad attenderli c'è un esame difficile e nessun libro da studiare. C'è un rosso che diviene, tragicamente, bianco, come il sangue di Beatrice.

Adattamento cinematografico dell'omonimo libro di Alessandro D'Avenia, che collabora con Fabio Bonifacci per la sceneggiatura, il nuovo film diretto da Giacomo Campiotti mette in gioco sorrisi e lacrime usando, volutamente, una grammatica cinematografica elementare ed un stile semplice. Lo scopo non è quello di far muovere sentimenti negativi, ma di guardare il dramma attraverso gli occhi di un sedicenne.

Ne nasce una pellicola che racconta, con leggerezza, la pesantezza di una terra di mezzo, di un'adolescenza in cui le emozioni prendono corpo e vengono seguite da un volteggio morbido della macchina da presa, che con i suoi movimenti avvolge i protagonisti, cambiando di volta in volta la prospettiva di ripresa. Una pellicola fresca e godibile, che ritrae una gioventù di sani principi e comprensibile innocenza.

Significativa ed indovinata la scelta di evocare la tragedia, anzichè metterla in scena. Se la ferale notizia ha il suono della pioggia scrosciante, la disperazione prende la forma di un ombrello aperto abbandonato in mezzo alla strada. La consistenza di questo film, perciò, sta nella coraggiosa rinuncia di inquadrare il dolore in primo piano, di escludere l'elemento morboso per rispettare le emozioni più personali ed intime.

Da vedere perché: anche un dramma può avere il ritmo soave di una commedia. Perché anche la vita è così e "la bellezza che c'è in una persona, non può morire mai".


Emanuela Macrì 

Pubblicato su La Voce del Trentino il 07 aprile 2013