Puoi percorrere la tua vita al massimo, spingere più forte che
puoi. Ma prima o poi il destino ti presenterà il conto. E potrebbe rivelarsi
davvero salato.
Luke (Ryan
Goslin) incarna lo stereotipo del bello e dannato. È un
motociclista - acrobata tatuatissimo e dallo sguardo tenero, che si esibisce in
un luna park.Tornato nella città che l'aveva ospitato un anno prima, incontra
Romina (Eva Mendes) con cui ha avuto un flirt e che nel frattempo ha
dato alla luce un bambino. Suo figlio.
Avery (Bradley Cooper) è un agente di polizia, padre e
marito modello. Aspira a fare carriera e quando, a seguito di un'azione che lo
vede protagonista, diventa un eroe, capisce che per arrivare dove vuole dovrà
piegarsi alle logiche della corruzione, perché le strade dell'onestà non
porterebbero da nessuna parte. AJ (Emory Cohen) e Jason (Dane DeHaan) sono due sedicenni che si
incontrano per un strano disegno del fato. Tra feste, droga e troppo alcool
scoprono di avere un passato che li accomuna.
Nell'abile direzione di Derek Cianfrance ogni umana
sensazione vive e respira nei primissimi piani che, rinunciando al suono delle
parole, si rivelano in grado di esaltare le emozioni attraverso gli sguardi che
catturano. Il loro degno contraltare è un uso fantasioso della macchina da
presa che chiama in causa lo spettatore inseguendo il soggetto, dapprima
camminando alle spalle del protagonista come nel lungo piano sequenza che apre
la pellicola, per poi rincorrerlo mentre si trova in sella alla sua moto.
Ad entrare nelle nitide inquadrature di questo film ci sono la
paternità e la sofferenza, i sogni di una vita migliore e le delusioni del
quotidiano, la voglia di riscatto e l'umana propensione alla ricerca della via
più breve per arrivare alla meta.
Il tutto viene frullato in una narrazione che
si srotola e si adagia pigramente lungo l'asse temporale, per costituire l'antitesi
di quanto annunciato nel titolo: di folgorante ci sono solo le corse in moto di
Luke che ad un certo punto lasciano il posto ad un ritmo più lento e scandito
ma per nulla sgradevole.
Il peccato originale di questa storia sta nella pretesa di raggiungere
i propri obiettivi attraverso un «tutto e subito» che fa dimenticare tanto la
prudenza quanto l'integrità morale. Senza preoccuparsi delle reazioni che ogni
azione scatena.
Viene allora da chiedersi: il fine, giustifica sempre i mezzi che
impieghiamo per raggiungerlo? E perché, spesso, lasciamo che siano l'adrenalina
o la cieca ambizione a farci da guida? L'unica risposta suona come un adagio
popolare : se corri come un fulmine,
ti schianti come un tuono.
Da vedere perché : ci vuole coraggio a proporre un passaggio di
testimone tra i protagonisti. Non capita spesso, al cinema, di assistere a
cambi strutturali così radicali da decretare un nuovo corso nella narrazione di
un film. Ma, soprattutto, non capita spesso di ottenerne risultati di questo spessore.
Emanuela Macrì
Pubblicato su La Voce del Trentino il 13 aprile
2013

