domenica 14 aprile 2013

Nella vita... Come un tuono

Puoi percorrere la tua vita al massimo, spingere più forte che puoi. Ma prima o poi il destino ti presenterà il conto. E potrebbe rivelarsi davvero salato. 

Luke (Ryan Goslin) incarna lo stereotipo del bello e dannato. È un motociclista - acrobata tatuatissimo e dallo sguardo tenero, che si esibisce in un luna park.Tornato nella città che l'aveva ospitato un anno prima, incontra Romina (Eva Mendes) con cui ha avuto un flirt e che nel frattempo ha dato alla luce un bambino. Suo figlio.

Avery (Bradley Cooper) è un agente di polizia, padre e marito modello. Aspira a fare carriera e quando, a seguito di un'azione che lo vede protagonista, diventa un eroe, capisce che per arrivare dove vuole dovrà piegarsi alle logiche della corruzione, perché le strade dell'onestà non porterebbero da nessuna parte. AJ (Emory Cohen) e Jason (Dane DeHaan) sono due sedicenni che si incontrano per un strano disegno del fato. Tra feste, droga e troppo alcool scoprono di avere un passato che li accomuna.


Come un tuono è un film dalla veste tripartita e dall'anima tormentata. Ci sono tre storie principali che si intersecano fra loro mentre si collegano a storie più marginali ma fondamentali alla narrazione e al divenire del racconto. Come in un'orchestra, all'egregia regia, si uniscono una sceneggiatura a sei mani (Derek Cianfrance, Ben Coccio, Darius Marder) che, ottimamente strutturata, non lascia nulla per strada, ed un montaggio capace di catturare senza forzare mai i tempi.

Nell'abile direzione di Derek Cianfrance ogni umana sensazione vive e respira nei primissimi piani che, rinunciando al suono delle parole, si rivelano in grado di esaltare le emozioni attraverso gli sguardi che catturano. Il loro degno contraltare è un uso fantasioso della macchina da presa che chiama in causa lo spettatore inseguendo il soggetto, dapprima camminando alle spalle del protagonista come nel lungo piano sequenza che apre la pellicola, per poi rincorrerlo mentre si trova in sella alla sua moto.

Ad entrare nelle nitide inquadrature di questo film ci sono la paternità e la sofferenza, i sogni di una vita migliore e le delusioni del quotidiano, la voglia di riscatto e l'umana propensione alla ricerca della via più breve per arrivare alla meta. 

Il tutto viene frullato in una narrazione che si srotola e si adagia pigramente lungo l'asse temporale, per costituire l'antitesi di quanto annunciato nel titolo: di folgorante ci sono solo le corse in moto di Luke che ad un certo punto lasciano il posto ad un ritmo più lento e scandito ma per nulla sgradevole.


Il peccato originale di questa storia sta nella pretesa di raggiungere i propri obiettivi attraverso un «tutto e subito» che fa dimenticare tanto la prudenza quanto l'integrità morale. Senza preoccuparsi delle reazioni che ogni azione scatena.

Viene allora da chiedersi: il fine, giustifica sempre i mezzi che impieghiamo per raggiungerlo? E perché, spesso, lasciamo che siano l'adrenalina o la cieca ambizione a farci da guida? L'unica risposta suona come un adagio popolare : se corri come un fulmine, ti schianti come un tuono.

Da vedere perché : ci vuole coraggio a proporre un passaggio di testimone tra i protagonisti. Non capita spesso, al cinema, di assistere a cambi strutturali così radicali da decretare un nuovo corso nella narrazione di un film. Ma, soprattutto, non capita spesso di ottenerne risultati di questo spessore.

Emanuela Macrì 

Pubblicato su La Voce del Trentino il 13 aprile 2013