Di stelle cadute, il cielo del grande calcio,
ne ha conosciute, e non poche. Non sempre la discesa dal vorticoso carrozzone
mediatico/calcistico è un atterraggio morbido e non tutti, nel nuovo ruolo di
ex, si trovano a proprio agio. Perché se c'è chi in qualche modo riesce a
reinventarsi, per qualcun altro l'uscita dai campi di gioco si rivela essere
l'ingresso in un incubo.
Ne sa qualcosa Patrick Orbèra, ieri
celebratissima star del pallone, oggi alcoolista senza un impiego, separato
dalla moglie e dalla vita. A salvarlo sarà l'amore per la piccola Luoise,
quella figlia che ormai è l'unico motivo per cui vivere. Per poterle stare
accanto, però, dovrà dimostrare di non essere quell'uomo violento conosciuto
dalla legge in quanto tale.
La possibilità di riscatto arriva da un'isola della
Bretagna, il cui unico sostentamento è una fabbrica conserviera a rischio
chiusura. Per evitare la serrata e così il fallimento di un' intera comunità,
la squadra locale si allena per entrare nelle fasi preliminari della Coppa
di Francia. I proventi di un'eventuale riuscita dell'impresa riuscirebbero
a salvare baracca e burattini.
Una sfida che l'ormai opaca stella Orbèra accetta a
malincuore. E se la rosa di giocatori a disposizione non fa lo ben sperare, ci
penserà il ripescaggio di altre vecchie glorie finite nel dimenticatoio, o in
galera, a ridare fiducia e un tocco di pazzia. Una squadra improbabile per un
obiettivo impossibile.
Commedia divertente, intelligentemente ironica e con
una dosata vena grottesca. A sfilare in scarpini e calzoncini per risollevare
le sorti di una squadra votata al fallimento, gli sceneggiatori Philippe e Marc
de Chauveron chiamano un parco personaggi perfetto e formidabile, calato in una
saporita realtà di confine che diviene, per tutti, terra di resurrezione e
disintossicazione da ogni male.
Certo la vita sull'isola non è facile. Così come non è
facile accettare di giocare su un campo con le margherite e di festeggiare la
vittoria, di una squadra di serie C, mangiando crepes. Dopo una vita passata
sotto i riflettori importanti del grande football, la frase sconsolata del
portiere Marandella "mi sento come il Che ad una riunione
sindacale" fotografa alla perfezione lo stato d'animo della sgarruppata
truppa.
Ma c'è un tempo per rifarsi. Per scrollarsi via la
delusione e capire quanto, una motivazione, possa essere più forte di un
insperato miracolo. Che peraltro, non avverrà. Perché sarà una scommessa con il
destino a raddrizzare vite dal percorso in discesa.
Dream Team è
un film che punta molto sui contenuti, affrontati con lo smagliante sorriso dei
giorni migliori, e mette in secondo piano gli artifici registici (Olivier
Dahan) di cui, però, non fa a meno. Bellissima la scena iniziale che vede
il vincente Orbèra lasciare il campo tra l'ovazione del pubblico e l'abbraccio
dei compagni per infilare il tunnel, sempre più buio e deserto, della vita. Così
come convincono le dissolvenze incrociate che riassumono in pochi minuti la
partita della vita, lasciando alla musica il compito di evocare emozioni sudate
e sogni da realizzare.
Da vedere per: "dare uno schiaffo morale al
calcio euromilionario" come ben sottolinea la battuta di uno dei
giocatori. E per farlo con una risata!
Emanuela Macrì
Pubblicato su La Voce
del Trentino il 24 giugno 2013 http://lavocedeltrentino.it/index.php/cineworld/7725-cineworld-la-rivincita-di-pollicino-dream-team-2



