Si aspettava di tutto Mary Katherine dalla vita.
Tranne che suo padre avesse ragione. Già quel padre che, succube della sua
dolce follia, si è lasciato sfuggire dalle mani tutto quel che aveva, dal
lavoro all'amore di sua moglie. Quel che resta di quella vita è, oggi, una
figlia adolescente che tenta di risvegliare da un sogno questo suo genitore
forse troppo bambino.
Ci penserà poi il caso, o il destino, a dimostrare a
M.K. che "anche se una cosa non la vedi, questo non significa che non ci
sia", catapultando la giovanissima protagonista in quel mondo parallelo e
miniaturizzato, fatato e meraviglioso ma costantemente minacciato. Quel mondo
divenuto, per il suo papà, un'ossessione.
La scelta del titolo, Epic, si rifà a
quella generazione di guerrieri che, vestiti di foglie e petali a cavallo di
coloratissimi colibrì, si ergono a difesa della natura contro la forza
distruttiva del male, ma anche a quell'insieme di personaggi dall'aria
leggendaria calati in un'atmosfera vagamente arturiana, in cui il fantastico ed
il terreno si mescolano e si completano. Il sottotitolo Il mondo segreto,
invece, non ha bisogno di spiegazioni.
E se quell'universo che sfila sotto la lente
d'ingrandimento non pare raccontare nulla di nuovo con la sua tragica e
manichea divisione interna, lo stesso non si può dire per le emozioni che sa
suscitare questo film d'animazione dall'anima eco - friendly, capace di
veicolare con tanta efficacia il messaggio green.
Chris Wedge,
abile regista già vincitore di un Oscar qualche anno fa, sa catturare il suo
pubblico lasciando ad una dolce ragazza in leggins ed anfibi, il ruolo di
tramite fra due mondi estranei. Ma anche e soprattutto, è notevole la scelta di
lasciare ad un mondo parallelo l'onere di raccontare le sofferenze
del nostro pianeta, dove la natura e l'ambiente combattono quotidianamente per
non soccombere alla devastazione dell'inquinamento e di una, poco ragionevole,
condotta di vita (dis)umana.
Una pellicola che colpisce piacevolmente anche per la
maestria nel concedere ad uno strampalato millepiedi la carica di Custode della
storia del (micro)popolo dei Leafmen, che nonostante la goffaggine e la
scanzonata voglia di baldoria, è depositario del sapere e della tradizione
della sua gente. Una popolazione di fiori umanizzati e di animali parlanti, di
uomini in scala ridotta ma dall'alto valore morale, che incarnano lo spirito
solidale del gruppo e lottano uniti per salvare l'ambiente che li circonda.
Da vedere. Anche per scoprire che "volare è bello. Ma così è di gran classe!"
Emanuela Macrì
Pubblicato su La Voce del Trentino il 2 giugno 2013
