lunedì 3 giugno 2013

Epic. Il mondo segreto, in una favola green

Si aspettava di tutto Mary Katherine dalla vita. Tranne che suo padre avesse ragione. Già quel padre che, succube della sua dolce follia, si è lasciato sfuggire dalle mani tutto quel che aveva, dal lavoro all'amore di sua moglie. Quel che resta di quella vita è, oggi, una figlia adolescente che tenta di risvegliare da un sogno questo suo genitore forse troppo bambino.

Ci penserà poi il caso, o il destino, a dimostrare a M.K. che "anche se una cosa non la vedi, questo non significa che non ci sia", catapultando la giovanissima protagonista in quel mondo parallelo e miniaturizzato, fatato e meraviglioso ma costantemente minacciato. Quel mondo divenuto, per il suo papà, un'ossessione.

La scelta del titolo, Epic, si rifà a quella generazione di guerrieri che, vestiti di foglie e petali a cavallo di coloratissimi colibrì, si ergono a difesa della natura contro la forza distruttiva del male, ma anche a quell'insieme di personaggi dall'aria leggendaria calati in un'atmosfera vagamente arturiana, in cui il fantastico ed il terreno si mescolano e si completano. Il sottotitolo Il mondo segreto, invece, non ha bisogno di spiegazioni.


E se quell'universo che sfila sotto la lente d'ingrandimento non pare raccontare nulla di nuovo con la sua tragica e manichea divisione interna, lo stesso non si può dire per le emozioni che sa suscitare questo film d'animazione dall'anima eco - friendly, capace di veicolare con tanta efficacia il messaggio green.

Chris Wedge, abile regista già vincitore di un Oscar qualche anno fa, sa catturare il suo pubblico lasciando ad una dolce ragazza in leggins ed anfibi, il ruolo di tramite fra due mondi estranei. Ma anche e soprattutto, è notevole la scelta di lasciare ad un mondo parallelo l'onere di raccontare le sofferenze del nostro pianeta, dove la natura e l'ambiente combattono quotidianamente per non soccombere alla devastazione dell'inquinamento e di una, poco ragionevole, condotta di vita (dis)umana.

Una pellicola che colpisce piacevolmente anche per la maestria nel concedere ad uno strampalato millepiedi la carica di Custode della storia del (micro)popolo dei Leafmen, che nonostante la goffaggine e la scanzonata voglia di baldoria, è depositario del sapere e della tradizione della sua gente. Una popolazione di fiori umanizzati e di animali parlanti, di uomini in scala ridotta ma dall'alto valore morale, che incarnano lo spirito solidale del gruppo e lottano uniti per salvare l'ambiente che li circonda.

Da vedere. Anche per scoprire che "volare è bello. Ma così è di gran classe!"

Emanuela Macrì

Pubblicato su La Voce del Trentino il 2 giugno 2013