venerdì 27 giugno 2014

Nebraska. La provincia in bianco e nero

Si torna nel passato, si scende la scala dei grigi e ci siede sull’ultimo gradino. Quello del bianco e nero

Lo si fa con Alexander Payne in Nebraska, un film aspro e senza sconti, un po’ come la vita. Il resto è affidato al viaggio intrapreso da David Grant (Will Forte) alla ricerca del dialogo con suo padre Woody (Bruce Dern) perso nel suoi silenzi, sospeso tra senilità e voluto disinteresse per l’altrui quotidiano.

Un viaggio che riesce, pur senza volerlo e solo per qualche giorno, a riunire una famiglia sgretolata negli affetti e che, comunque, non riuscirà nell’impresa di ritrovarsi.

In mezzo al lacerante nulla esistenziale si stendono sterminate praterie da ammirare attraverso i vetri dell’auto legate da un filo sottile che unisce mondi distanti. A far da perno narrativo, nonché giostra emozionale della pellicola, ci sono i rapporti interpersonali, qualsiasi forma essi abbiano.


E c’è il passato che cerca nel presente le parole per specchiarsi in un colloquio inconsistente fra generazioni. C’è un figlio alla ricerca di risposte in mezzo ad una steppa che divide i suoi genitori; ci sono i ricordi di una vita che si intrecciano e scazzottano con i problemi e i dolori e il denaro, capace di rimettere tutto in discussione e di peggiorare ogni situazione, come se ce ne fosse bisogno.

Complice, silenziosa ma non per questo innocente, la provincia lasciata tanti anni prima ed oggi teatro di una scrostata realtà di abbandono e desolazione, dove la crisi economica ed umana la fa da padrona. 

Una cittadina che maschera un’esistenza sempre uguale a sé stessa, fatta di strade deserte spazzate dal vento e squallidi bar dove il passato non si distingue dal presente in cui ogni giorno è un triste rito che si perpetua senza scosse.

Un cammino verso un riscatto improbabile, che appare a tratti impossibile. Quasi quanto il motore dell’azione del viaggio stesso: la riscossione di una vincita milionaria ma inesistente, annunciata via lettera all’ormai semi-demente Woody, incapacità di individuare un inganno pubblicitario dalla realtà.


A colpire è la caustica disillusione degli anziani nei confronti della vita, pronta a tagliare con la sua lama affilata ogni tentativo di dolcezza. Non c’è speranza nel presente, perché è figlio del passato. E per la dolcezza non c’è posto, né tempo da dedicare. Nulla cambierà e (forse) nemmeno importa.

Nebraska non è una pellicola sulla tristezza della vita ma una riflessione sulle amarezze, affrontate con una lucidità che vira al cinismo. Anzi vi sconfina e vi attinge: persino ritrovare i parenti dopo tanti anni diventa una festa al contrario, dove gli animi si incendiano lasciando in bocca il gusto ferruginoso delle antiche divergenze.

Ma certo è un film meraviglioso ancorchè doloroso. Che amplifica emozioni e le addensa nel formato cinemascope. Una pioggia di candidature, tanto agli Oscar quanto ai Golden Globes, che rimarranno tali. Ma non fatevi ingannare da questo: è una pellicola
imperdibile!

Emanuela Macrì 

Pubblicato su  La Voce del Trentino il 16 giugno 2014