martedì 25 febbraio 2014

Blue Jasmine. Ritratto di una nevrosi

Una vita tra le stelle, fatta di cene eleganti e diamanti da indossare, alta moda e case in ogni dove. Nessun angolo del mondo è sconosciuto all’affascinante Jasmine (Cate Blanchett) e a suo marito Hal (Alec Baldwin), uno spietato affarista diviso tra viaggi di lavoro e contratti da chiudere. Una coppia dell’alta società newyorkese invidiabilmente felice ed innamorata. Davvero?

Il crollo arriva silenzioso ed inaspettato, mentre la donna assapora il lusso dei suoi giorni inguainata in incantevoli abiti da sera, o deliziosamente calata nei panni della cavallerizza. Ma la vita è pronta a riprendersi tutto quanto le ha dato, pretendendo anche gli interessi. 

E cosa rimane dell’Olimpo dopo la caduta degli Dei? Nulla o forse tutto. La coraggiosa Jasmine infila in una valigia (rigorosamente Louis Vuitton) la sua nuova condizione di vedova squattrinata e vola dalla (mai amata) sorella Ginger (Sally Hawkins), in cerca di un tetto per ripararsi ed un po’ di ossigeno per ripartire.

Ma per quanto la raffinata Jasmine continui a vestire il suo mondo di opulenza anche tra le pieghe delle periferia di San Francisco, ricostruire una vita sulle macerie ancora fumanti non sarà cosa semplice. Soprattutto perché il tentativo di risalire la china tenendo stretta una borsetta di Hermes mentre il resto affonda, si accompagna al ritmo straziante di un blues tra Xanax e VodkaMartini.


Woody Allen torna al cinema. Non se ne era mai andato, per la verità, ma le ultime prove erano apparse, a pubblico e critica, un po’ sbiadite. Il buon andamento narrativo di Blue Jasmin, invece, e la grande fluidità donata al linguaggio cinematografico, fa di questo film un prodotto piacevole ed intrigante alla fruizione, accarezzata da una fotografia dai toni ambrati capaci di rendere morbido anche lo spigoloso argomento.

Un risultato per nulla scontato. Il regista newyorkese riesce a raccontare i dettagli dell’implosione di una vita incardinandola alla slow motion del reale e puntando tutto il ricco piatto sulla figura dell’ottima Blanchett, interprete perfetta in ogni sfumatura. Credibile e tragicamente vera in tutta la sua materiale umanità, la protagonista si rivela un personaggio straordinariamente forte nel ruolo di eroina al contrario. 

Agnello sacrificale dei misfatti del marito, elegante anche nella nevrosi, Jasmine mette sé stessa al centro di un universo impostole dai disastri finanziari e giudiziari del coniuge. Quel che spicca è un certo distacco nei confronti della disgrazia abbattutasi come una mannaia sulla sua vita: l’unica preoccupazione appare essere la ricerca ossessiva di una via d’uscita. E non sorprende poi molto se si considera che distogliere lo sguardo dalla realtà è l’atteggiamento su cui si fonda la sua vita.

Certo la scelta di prendere a braccetto la menzogna, in una fase tanto delicata, non potrà che rivelarsi fatale. Anche se la manovra di atterraggio verso gli Inferi era già iniziata da un po’. Perchè "il passato ritorna e non tutti riescono a dimenticare".


Da vedere perché: scoprire il meccanismo occultato di una disfatta vi stupirà!

Emanuela Macrì