The Perks
of Being a Wallflower è il romanzo da cui è tratto il film che in Italia è
uscito il 14 febbraio con il titolo Noi
siamo infinito. A scriverlo è Stephen Chbosky, che poi sceneggia e dirige
la pellicola ispirata a questo caso letterario, che negli Stati Uniti ha
venduto circa un milione di copie.
La storia, ambientata nei primi anni ’90,
è narrata in prima persona da Charlie, un quindicenne intelligente e sensibile
che, uscito da una situazione di disagio post traumatico, si trova affrontare
la nuova sfida del suo primo anno alle scuole superiori. Ad attenderlo c’è una
realtà cui sembra mal adattarsi, nonostante tutti gli sforzi profusi per farsi
accettare dalla comunità studentesca.
Fino al fatidico incontro con Patrick, un
eccentrico ragazzo dell’ultimo anno, e con la sua sorellastra Emma, da cui
nascerà un’amicizia che per Charlie segna l’inizio della sua nuova vita da
adolescente, con tutte le gioie, i dolori e le difficoltà di quell’età. Ma che,
soprattutto, permette al giovane protagonista di superare il confine che separa
tra loro sofferenza e rinascita.
Ad incorniciare il neocostituito trio, c’è
un gruppo di amici che, con le loro originali personalità, sembrano impersonare
i contrasti, frustanti e divertenti, della pubertà. C’è la buddista/punk, la
vampira/ladra e l’intellettuale fedifrago, mentre attorno a loro gira,
distaccato e disilluso, il mondo degli adulti che alla fine presenterà un conto
salatissimo.
Uno spaccato generazionale? No, questa
pellicola, che individua nei quindicenni il suo target naturale (ben rappresentato
dal pubblico in sala), tira in ballo temi importanti e fin troppo pesanti, per
essere considerato un prodotto per teenagers.
Certo, le prime incerte “manovre” amorose,
le feste, la musica e lo sballo sembrano comporre un quadro di euforica
gioventù vissuta e pienamente respirata, non fosse che le stesse figure, tra
sorrisi e lacrime, si muovono in un aspro contesto cui sembrano soccombere.
Vivono, cioè, una realtà che le induce ad
affrontare problemi e drammi tutti, troppo, umani: dalla violenza domestica a
quella sotto forma di bullismo, dalla repulsa omosessualità alla sofferenza
psichica, fino al velato sospetto, poi certezza, dell’abuso sessuale.
Noi siamo infinito ha, comunque, il merito di essere un film godibile e per nulla urtante. È l’interessante esperimento di uno scrittore che trasforma e adatta al linguaggio cinematografico la propria creatura di carta e parole.
Noi siamo infinito ha, comunque, il merito di essere un film godibile e per nulla urtante. È l’interessante esperimento di uno scrittore che trasforma e adatta al linguaggio cinematografico la propria creatura di carta e parole.
Un autore che si veste da regista e, senza
pretese e senza cedere all’artifizio, riesce nell’intento di fotografare uno e
cento volti dell’età più bella, anche nelle sue complicazioni.
Da vedere perché: l’uscita, fisica e figurata, dal tunnel sulle note di Heroes di David Bowie risolleva il morale!
Da vedere perché: l’uscita, fisica e figurata, dal tunnel sulle note di Heroes di David Bowie risolleva il morale!
Emanuela Macrì
Pubblicato su La Voce del Trentino il 24 febbraio
2013
http://lavocedeltrentino.it/index.php/cineworld/1935-cinema-l-infinito-dietro-l-angolo