“Non è un film su Berlusconi, ma una pellicola sullo Stato e Cosa Nostra che, pare, abbiano intrattenuto tra loro rapporti stretti e poco puliti. Pertanto non credo sia giusto accostarlo all’opera di Franco Maresco, (Belluscone. Una storia siciliana) che non ho ancora visto ma, certamente, non perderò”.
Così, Sabina Guzzanti, sulla sua pellicola, Fuori Concorso a Venezia71, accolta con favore e un lungo applauso dalla stampa presente alla proiezione del mattino. Un’opera riuscita, in cui nulla è stato lasciato al caso e di notevole valore estetico, impreziosita e coccolata dalla magistrale fotografia di Daniele Ciprì e dalla voce narrante della regista e sceneggiatrice.
Non un documentario e, forse, nemmeno un film, come solitamente lo intendiamo. La trattativa è un prodotto ibrido, adagiato in una zona di intersezione fra la fiction, il teatro e l’opera documentaristica, che si avvale di una grafica accattivante quale supporto per rendere chiaro un contenuto sudicio di cattive abitudini italiche e di malaffare.
La storia della (presunta) trattativa stato-mafia prende corpo così, tra il recitato e l’illustrato, con una scenografia che si svela tale quasi subito, mettendo a nudo il meccanismo del film nel film che dona alla pellicola un gusto così intenso al palato e piacevole all’olfatto.
È la stessa Guzzanti, inquadrata seduta tra gli attori, sguardo in macchina, ad alzare il sipario e mostrare l’anima della sua opera, prendendo a prestito una sequenza di un cortometraggio di Petri e Volontè: “Siamo un gruppo di lavoratori del mondo dello spettacolo…”.
Non un manuale di storia, non un pamphlet dal gusto partigiano come qualcuno vorrebbe, ma una ricerca di molti mesi su fatti di cronaca e atti giudiziari poi raccolti e sistemati in una ricostruzione che si stende sul piano temporale di quei tristi, primi, anni Novanta in Italia.
E i protagonisti, in questa pellicola, ci sono tutti o quasi: in immagini di repertorio, vecchie fotografie e nuovi volti del recitato. Oppure con il viso coperto da una maschera, perché in questa nostra storia può capitare che i cattivi si pentano e diventino buoni, con salto della staccionata che divide lo Stato e Cosa Nostra. Uno steccato, ideale, che se lo guardi da vicino mostra varchi e cancelli segreti che nessuno si prende la briga di chiudere o mascherare.
Ma in questa storia c’è dell’altro. Ci sono le bombe, i morti ammazzati, le agende e le deposizioni sparite. Ci sono i volti di chi lo Stato l’ha difeso ma non è stato difeso dalla Stato e le mani, sporche, di chi ha voluto che rimanesse tutto come prima, mentre il mondo cambiava e ci stava offrendo un passaggio verso una Storia diversa.
photo.riccardogiuliani
Pubblicato su La Voce del Trentino il 4 settembre 2014