lunedì 1 settembre 2014

Venezia71. Hungry Hearts e Belluscone

Il Lido sonnecchia ancora quando metto piede in Sala Grande per la prima proiezione (della giornata e in assoluto) di Hungry Hearts di Saverio Costanzo, italiano e in concorso. Alle 8.45 del mattino non sono moltissime le persone sprofondate nelle poltroncine. E il film proposto, certo, ha le sue ruvidità. 

Mina (Alba Rohrwacher) e Jude (Adam Driver) si incontrano per la prima volta nel bagno di un ristorante cinese di New York. Lei lavora presso l’ambasciata italiana, lui è un ingegnere alle prese con un’imbarazzante emergenza intestinale. I due rimangono prigionieri del maleodorante vano per qualche minuto, ostaggi di una serratura difettosa e del destino che ha voluto farli conoscere.

Nonostante un imbarazzante primo (non concordato) appuntamento, i due finiscono per fare coppia fissa. E l’arrivo di un bambino pare aggiungere la ciliegina su una torta sobria ma non insipida, come la messa in scena, che restituisce scene di ordinaria normalità metropolitana.

La festa di nozze, celebrata qualche tempo più tardi, scivola in un rapido gioco di montaggio sulle note di Maniac (di Michael Sembello, 1983). L’abbinamento sembra un’ironica trovata del regista. Invece no. Si tratta, purtroppo, di un’amara anticipazione.

La donna, infatti, una volta diventata madre cercherà di portare all’estremo la sua convinta necessità di purificazione del corpo, che imporrà anche al neonato, sottoponendo entrambi ad una rigida dieta a base di semi oleosi e avocado. Inizia qui un vortice sempre più stretto di ossessioni in cui Mina, vittima di sé stessa, viene risucchiata, trascinandovi a forza tutta l’amorevole famiglia.


Film difficile, ma intenso. Ben recitato e per nulla irritante, come sostiene parte della critica, forse eccessivamente prevenuta. Delicato nel gioco di sguardi e attento a non cadere nel tranello del giudizio. Dispiace, e la dice lunga sullo stato del nostro cinema nel nostro paese che ad oggi non vi sia una prevista distribuzione della pellicola.

Uscirà nelle sale il prossimo 4 settembre, invece, Belluscone. Una storia siciliana, il film che porta Franco Maresco alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Orizzonti. Un documentario in odor di fiction nato dal fallito tentativo dello stesso Maresco di confezionare un film sulle origini siciliane (e presunte mafiose) del successo di Silvio Berlusconi.

Espediente narrativo sarà la presunta sparizione del regista; a mettersi sulle tracce dell’irreperibile Maresco, che ha abbandonato film e ore di pellicola girata, sarà l’amico Tatti Sanguineti critico e storico del cinema, volto e voce narrante di questa storia.

Il risultato sarà un film a sangue misto, nato dall’unione di materiale destinato al film primario con collante girato ad hoc, evidenziato dal continuo, ma mai molesto, cambio di fotografia con un passaggio netto e giustificato dal colore al b/n.

Accoglienza calorosa a Venezia71, con meritatissimi minuti di applausi e qualche coretto d’approvazione. Peccato che Franco Maresco, ancora latitante, non li abbia potuti apprezzare. E poco importa di sapere quanto in questo Belluscone, e nella storia che gli fa da cornice, sia vero o non lo sia. Quel che interessa è riscoprire quanto il nostro cinema abbia ancora da dire. E, soprattutto, vedere sullo schermo quanto e come ancora lo sappia fare.

Emanuela Macrì
photo.riccardogiuliani


Pubblicato su La Voce del Trentino l'01 settembre 2014