Il
sassofono ha una maggiore sonorità rispetto al clarinetto ma questo, a
differenza del primo, ha il vantaggio di poter suonare in un’orchestra. Questa
l’essenza di una battuta di un celebre film di qualche anno fa. Questa, anche,
l’essenza di Maria Segura Pallarès, clarinettista provetta e schiacciatrice
della Delta Informatica Trentino Rosa, arrivata dalla Spagna in questo estremo
angolo di nord passando per la Sardegna e una stagione, la scorsa, tra le fila
dell’Entu Olbia. “Giocare in Italia – racconta Maria – era nella lista dei desideri
da trasformare in realtà e un passaggio obbligato per raggiungere quella
maturità sportiva e tecnica alla quale ambisco”.
Dopo
qualche anno nella massima serie del campionato iberico in una società, quella
del CVB Barcelona, e in una situazione resa perfetta anche dall’arrivo da
Madrid della sua amica di sempre Sofia, per Maria arriva la chiamata d’imbarco
e l’occasione di misurarsi con un’altra pallavolo. “Una scelta che rifarei
altre mille volte, se necessario. Nonostante il peso del distacco dalla mia
casa e da una squadra divenuta nel tempo una seconda famiglia, allargata. Una
vera e propria orchestra”. Una partenza, la sua, impreziosita da una frase che
papà le sussurra all’orecchio: “Buona fortuna! Ma non dimenticare che la
fortuna va cercata!”. Ma “anche aiutata - aggiunge Maria, ricordando - con
lavoro e dedizione. La buona sorte non va sfruttata ma gestita”. Una
precisazione che, senza gettare la benché minima ombra di presunzione, la dice
lunga su questa atleta giovane ma coscienziosa, scanzonata ma risoluta, allegra
ma diligente.
E
se la strada del volley la porta lontana dalla Catalogna, non va dimenticato quel
tracciato inatteso che al volley l’aveva condotta, da bambina, quando sognava
un futuro con la divisa da vigile del fuoco: “La scelta, in fatto di sport –
racconta sorridendo la schiacciatrice spagnola – era caduta sul calcio. Ma per
non soffrire di solitudine, visto che nessuna delle mie compagne di classe
voleva tirar calci ad un pallone, ho ripiegato sulla pallavolo”. A farle capire
quanto fortunata e azzeccata sia stata quella scelta operata quasi per caso ci
penseranno poi la vita e quella maglia numero 16 vestita con orgoglio nel
doppio ruolo di opposta nella Nazionale spagnola e schiacciatrice nella squadra
di club.
Un cambio che Maria gradisce e accoglie con la serenità che la
contraddistingue. Una duplice identità sportiva che non le dispiace e risulta confacente
all’astrologia che la vuole nata sotto il segno dei Gemelli e, a quanto pare,
sotto una buona stella. Sotto il cielo della Barcellona del 1992, infatti,
nella stessa estate in cui la piccola Segura vedeva la luce per la prima volta,
atleti e squadre nazionali si sfidavano nei XXV Giochi Olimpici. E sarà un caso, o
forse no, ma se un obiettivo da raggiungere nella vita di Maria non ha ancora
preso forma, per quanto riguarda la carriera non vi è dubbio alcuno: c’è un
desiderio che ha tanti colori ma un solo nome, Olimpiade.
Emanuela Macrì
photo.riccardogiuliani
Pubblicato sul nr.126 di IVolleymagazine del 23 dicembre 2015







