martedì 12 febbraio 2013

Zero Dark Thirty. La cattura di Osama Bin Laden

Il 02 maggio dl 2011 il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, annunciava al mondo la cattura e l’uccisione di Osama Bin Laden, il nemico numero uno dell’intero occidente. Un’operazione tanto eroica, quella compiuta dalle forze americane, quanto avvolta nel mistero.

A farci vivere quella notte e le complicate operazioni che l’hanno preceduta, ci ha pensato Kathryn Bigelow con il film intitolato Zero Dark Thirty, uscito nelle sale italiane giovedì 07 febbraio 2013.

Mezz’ora dopo la mezzanotte, questa la traduzione del titolo, è una locuzione gergale, usata in ambito militare, per indicare il preciso momento, nel cuore della notte, scelto strategicamente per entrare in azione e portare a compimento importanti missioni.

Protagonista della caccia all’uomo più ricercato di sempre è un squadra di agenti della CIA. Nel gruppo spicca la figura una donna che, intuita una pista buona, continuerà caparbiamente a battersi, contro tutto e tutti, per arrivare all’obiettivo finale.

Sarà un’indagine che negli anni, per l’agente Maya, diventerà una missione. E se l’esito è ormai storia nota, lo stesso non si può dire del percorso al suo “avvicinamento”, fatto di prigionieri e delatori, strategie ed errori ma anche di attentati e tanti, troppi, morti.


La regista californiana, prima donna a vincere nel 2010 un premio Oscar per la miglior regia, con grandi balzi temporali ci guida a rivivere dieci anni di storia recente, in un crescendo narrativo che si rivela, però, poco coinvolgente. Forse per la poca umanità dimostrata dalla protagonista, con un’impermeabilità al dolore che risulta quasi fastidiosa. O, magari, a causa di questa consacrazione alla ragion di Stato ed alla missione (che sconfina nell’ossessione), che a noi comuni mortali appare davvero poco comprensibile.

E, se l’intenzione della Bigelow, come dichiarato, era quella di raccontare La Storia con piglio video-giornalistico, non si può certo sostenere che vi sia pienamente riuscita.

Da una parte, infatti, risultano essere troppi i vuoti narrativi in cui fiacchezza e lentezza discorsiva la fanno da padrone, anche in ragione dell’eccessiva lunghezza di questa pellicola, che spesso sembra perdersi nella descrizione, esagerata, dei particolari. Dall’altra, poi, c’è la sensazione che il proposito di mantenere una totale neutralità nella descrizione dei fatti sia stato poco rispettato (ma questo, in fondo, era l’obiettivo più difficile da raggiungere!).

Peccato. Sia per l’eccessiva violenza mostrata senza filtri, dimenticando di quanto nel cinema, linguaggio versatile e pieno di sfumature, l’evocazione possa essere davvero più che sufficiente; dall’altro per l’ennesima riproposizione di un mondo diviso tra buoni e cattivi, che forse è un po’ superata.

Quanto detto finora, però, non deve esser letto come una stroncatura netta. Zero Dark Thirty è davvero un ottimo film sia dal punto di vista dell’interpretazione che dal punto di vista registico, dove indovinati primi e primissimi piani si contrappongono a bellissimi campi lunghi scelti per inquadrare il sabbioso panorama dell’Asia occidentale.

Da vedere se: ci si accomoda in sala senza troppe aspettative, e si ha la pazienza attendere per quasi due ore la scena finale: girata in notturna … non deluderà!

Emanuela Macrì 

Pubblicato su La Voce del Trentino l’11 febbraio 2013