Il 02 maggio dl 2011 il Presidente degli
Stati Uniti d’America, Barack Obama, annunciava al mondo la cattura e
l’uccisione di Osama Bin Laden, il nemico numero uno dell’intero occidente.
Un’operazione tanto eroica, quella compiuta dalle forze americane, quanto
avvolta nel mistero.
A farci vivere quella notte e le
complicate operazioni che l’hanno preceduta, ci ha pensato Kathryn Bigelow con
il film intitolato Zero
Dark Thirty, uscito nelle sale italiane giovedì 07
febbraio 2013.
Mezz’ora dopo la mezzanotte, questa la
traduzione del titolo, è una locuzione gergale, usata in ambito militare, per
indicare il preciso momento, nel cuore della notte, scelto strategicamente per
entrare in azione e portare a compimento importanti missioni.
Protagonista della caccia all’uomo più
ricercato di sempre è un squadra di agenti della CIA. Nel gruppo spicca la
figura una donna che, intuita una pista buona, continuerà caparbiamente a
battersi, contro tutto e tutti, per arrivare all’obiettivo finale.
Sarà un’indagine che negli anni, per
l’agente Maya, diventerà una missione. E se l’esito è ormai storia nota, lo
stesso non si può dire del percorso al suo “avvicinamento”, fatto di
prigionieri e delatori, strategie ed errori ma anche di attentati e tanti,
troppi, morti.
La regista californiana, prima donna a
vincere nel 2010 un premio Oscar per la miglior regia, con grandi balzi
temporali ci guida a rivivere dieci anni di storia recente, in un crescendo
narrativo che si rivela, però, poco coinvolgente. Forse per la poca umanità
dimostrata dalla protagonista, con un’impermeabilità al dolore che risulta
quasi fastidiosa. O, magari, a causa di questa consacrazione alla ragion di
Stato ed alla missione (che sconfina nell’ossessione), che a noi comuni mortali
appare davvero poco comprensibile.
E, se l’intenzione della Bigelow, come
dichiarato, era quella di raccontare La Storia con piglio video-giornalistico,
non si può certo sostenere che vi sia pienamente riuscita.
Da una parte, infatti, risultano essere
troppi i vuoti narrativi in cui fiacchezza e lentezza discorsiva la fanno da
padrone, anche in ragione dell’eccessiva lunghezza di questa pellicola, che
spesso sembra perdersi nella descrizione, esagerata, dei particolari.
Dall’altra, poi, c’è la sensazione che il proposito di mantenere una totale
neutralità nella descrizione dei fatti sia stato poco rispettato (ma questo, in
fondo, era l’obiettivo più difficile da raggiungere!).
Peccato. Sia per l’eccessiva violenza
mostrata senza filtri, dimenticando di quanto nel cinema, linguaggio versatile
e pieno di sfumature, l’evocazione possa essere davvero più che sufficiente;
dall’altro per l’ennesima riproposizione di un mondo diviso tra buoni e
cattivi, che forse è un po’ superata.
Quanto detto finora, però, non deve esser
letto come una stroncatura netta. Zero Dark Thirty è davvero un ottimo film sia dal punto di vista
dell’interpretazione che dal punto di vista registico, dove indovinati primi e
primissimi piani si contrappongono a bellissimi campi lunghi scelti per
inquadrare il sabbioso panorama dell’Asia occidentale.
Da vedere se: ci si accomoda in sala senza
troppe aspettative, e si ha la pazienza attendere per quasi due ore la scena
finale: girata in notturna … non deluderà!
Emanuela Macrì
Pubblicato su La Voce del Trentino l’11 febbraio 2013
