Un vestito da sposa macchiato
di sangue e disumanità sembra un ossimoro. Ed invece no. È la cronaca di un
viaggio finito in tragedia e di un sogno bruciato sulla strada per Israele.
Le storie si sa, non dovrebbero essere narrate dalla fine. Ma in questo caso
non può essere altrimenti.
Pippa Bacca è l’artista trentatreenne che un giorno del 2008
decide di indossare un abito bianco per dare inizio, con l’amica e performer
Silvia Moro, ad un progetto coraggioso e denso di significati, prolifico di
senso e ricco di simboli. È l’8 marzo quando parte dalla sua Milano. In valigia
mette una buona dose di fiducia nell’essere umano e tanta voglia di dimostrare
che l’amore, se vuole, può vincere.
L’idea di fondo è semplice:
raggiungere Gerusalemme seguendo un percorso attraverso i
territori segnati nella storia e nell’anima dalla violenza dei conflitti di cui
sono stati teatro. Serbia, Bosnia, Bulgaria, Turchia, Libano e poi Palestina
fino ad Israele. A donare singolarità è la modalità di spostamento scelta,
ovvero l’autostop, forma eletta per la capacità, unica, di donare unione e
senso di comunità, basato sulla fiducia offerta e ricevuta.
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Spose in Viaggio, è un’opera performativa che si esprime nel suo
svolgersi e diviene concreta nel cammino che affronta, anche fisico. È
occasione e mescolanza di lingue e culture: Pippa e Silvia, approfitteranno
delle soste tra un trasferimento ed un altro per conoscere e dialogare,
confrontarsi e mischiarsi alla gente del mondo. Silvia incontra le ricamatrici
che lasceranno tracce, concrete, sul suo abito.
Pippa le ostetriche, che omaggia
simbolicamente con il rito della “Lavanda dei piedi”, atto di riconoscenza e
gratitudine per il lavoro svolto, perché affascinata dalla potenza della
nascita quale atto originale e ammantato di magia. L’artista milanese prova una
vivace attrazione per la trasformazione insita nel processo di crescita e per
la mutazione in genere, che traduce nelle sua arte attraverso un attento lavoro
di trasfigurazione della sostanza.
Le piace creare dando nuova forma a
materiali esistenti. Una foto, passandole fra le mani dotate di forbici, prende
forme nuove e veicola messaggi sempre nuovi. Così una foglia caduta viene
restituita al bosco dopo aver assunto forme, vagamente, umane. Nulla che
transiti dalle parti di Pippa sarà più il medesimo che era. La sua arte è il divenire.
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Cosa resta, oggi, di Giuseppina
Pasqualino di Marineo oltre al ricordo intrecciato al dolore di un
macabro destino? Le sue opere che vivacizzano molte mostre ancora in giro per
il mondo, uno spettacolo teatrale dal titolo Sono innamorata di
Pippa bacca. Chiedimi perché! di Giulia Morello e Laura Jacobbi ed
una performance visivo - teatrale, L’alba della sposa
innesti-placenta della storia di Pippa Bacca, nata da un testo che
vince il premio Lunarte 2012.
Rimane la canzone intitolata Velo
da sposa che il gruppo dei Radiodervish le dedica
a cinque anni dalla scomparsa. Ed il videoclip della canzone E Se Poi con Malika Ayane di bianco vestita e valigia alla mano.
Fotogrammi quale omaggio, alla donna ancor prima che all’artista.
Permane, anche e purtroppo, il ricordo
sgomento delle ore in silenzio senza avere notizie sulla sua sorte, dopo il
saluto a Silvia e l’arrivederci che diverrà un addio. Uno sgomento che diventa
dolore quando, dopo più di dieci giorni, il suo corpo viene trovato dopo nei
pressi della città turca di Gebze.
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E se non consolano due manette strette ai
polsi ed una condanna con “fine pena mai”, solleva il pensiero di quanto lo
spirito che accompagnava il viaggio – performance sia non sia stato soffiato
via dalla brutalità, ma sia ormai indelebile come il suo messaggio. E di
quanto, più forte della violenza, continui quella missione. Come un seme
interrato che, germogliando, sembra dire sì, aveva ragione Pippa. L’amore vince
su tutto!
Emanuela Macrì
Pubblicato su La Voce del trentino
il 09 gennaio 2014 http://www.lavocedeltrentino.it/index.php/arte-e-cultura/860-arte/9641-l-arte-in-divenire-pippa-bacca


