“La tua presenza, nella stanza, non deve
essere nemmeno percepita.” Una raccomandazione che riassume, in poche semplici
e terribili parole, un dramma vissuto per secoli da milioni di persone. Un
incubo che sembra senza soluzione.
Cecil Gaines (Forest Whitaker) è un domestico, un
“negro di casa”, sottratto dalla decana di casa dall’incubo dei campi di cotone
quale forma di risarcimento: il padre viene freddato davanti ai suoi occhi
ancora bambini dal padrone che ha appena abusato di sua madre (Mariah Carrey).
Un trauma dal quale, la donna, non si riprenderà più.
Ma la vita, per Cecil, è un fardello non
troppo pesante da portare: docile sin da ragazzo fattosi adulto decide di
tentare la fortuna in città, abbandonando la natia Georgia per Washington. Il
destino lo attende nella grande città con un incontro fortuito e fortunato ed un’offerta
di lavoro alla Casa Bianca. Il posto da maggiordomo sarà
il suo futuro.
Cecil è un uomo mite che non chiede nulla
di più ci quanto non abbia: una moglie, due figli, amici allegri e una schiera
di colleghi con cui divide molto di più di un semplice mestiere. Un uomo
pacato, forse troppo indulgente, quasi sordo al dramma umano che si consuma
sulle strade del suo paese. Una tragedia che sembra scivolargli addosso e non
sporcare i lindi guanti che lucidano gli argenti presidenziali e versano tisane
bollenti.
Ed un mondo che cambia fuori dalle mura
amiche della sua vita, con cui non vuole confrontarsi, arrivando persino a
scegliere di troncare i rapporti con il figlio maggiore, che per un mondo
migliore mette a repentaglio la propria vita ed in discussione il rapporto con
i genitori.
The Butler. Un maggiordomo alla Casa
Bianca, è un film lungo una vita. I primi
fotogrammi vedono Cecil, ormai anziano, attendere seduto nell’anticamera della
stanza ovale. E ripercorrere, mentalmente, la sua storia. I ricordi prendono
posto lungo un asse temporale dal ritmo narrativo non forzato fino giungere al
presente, dove la sua presenza alla Casa Bianca e qualche piccolo particolare,
assumono un senso.
Un film piacevole, scorrevole, a tratti
commovente anche se non esente da qualche considerazione. Perché mescolare un
punto di vista soggettivo con una narrazione oggettiva può rivelarsi manovra
assai pericolosa, se la tematica è scottante. Si rischia di storpiarne il senso
e renderne oscuro il messaggio.
In questo caso, poi, quello del
protagonista è un punto di vista inusuale e fuori dal coro, quindi quasi
incomprensibile, soprattutto al cospetto di un racconto apparentemente ripulito
dalla rabbia e dal rancore che dovrebbero averlo sporcato. Il rapporto,
difficile, di un padre con il figlio, affrontato con una leggerezza quasi
cronachistica ed il ripensamento, per modi e tempi, risulta poco credibile.
Obiezioni e sofismi a parte, Lee Daniels
dirige una storia vera, drammatica, ma vitale ed elaborata con infinita
dolcezza dall’ottimo Forest Whitaker. Notevole l’interpretazione di Oprah
Winfrey, perfetta nei panni di Gloria, la moglie fragile e paziente che
dietro al fumo della perenne sigaretta cela qualcosa di più di un semplice
silenzio. E convincente anche un inaspettato Lenny Kravitz ben
pettinato e lontano dalle ruvidità del chitarrista a cui siamo abituati ma per
nulla sgradevole nel ruolo dell’attempato maggiordomo e padre di famiglia.
Da vedere perché: l’emozione cullata nella
scena finale ripaga di qualche particolare che sembra sfuggire. La pregevole
recitazione di un cast insolito e l’eleganza del ritmo narrativo riescono ad
addolcire la più amara delle medicine.
Emanuela Macrì
Pubblicato
il 19 gennaio 2014 su La Voce del Trentino http://lavocedeltrentino.it/index.php/cineworld/15574-cineworld-the-butler-un-maggiordomo-alla-casa-bianca
