venerdì 17 gennaio 2014

Simona Atzori, l'arte per volare

Simona si chiede che cosa le manchi per essere felice. E la risposta che trova, l'unica che riesce a trovare è : nulla. In realtà qualcosa a Simona Atzori manca. Le sue braccia, come lei stessa racconta, sono rimaste in cielo. Ma questo non le ha impedito di diventare quel che è oggi: una donna serena, una grande ballerina, una pittrice talentuosa.

E vederla ballare è davvero uno spettacolo emozionante. Quando la vedi volteggiare, capisci, che è nata per questo. Poi, allo stesso modo, davanti alle sue opere pittoriche rimani senza fiato. Le pennellate soavi, i colori tenui e carichi a contrasto, i contorni decisi, sembrano disegnarla come meglio non si potrebbe: in quelle tele c'è tutta Simona.

In fondo è stata proprio con la pittura il primo folgorante incontro, quando piccola piccolissima emulando la sorella maggiore, inizia a coltivare una passione che nasce da un talento indiscutibile. E non serviranno a nulla gli ostacoli che incontrerà sulla sua strada: determinata e cosciente di avere molto da dire e da esprimere nel 2001 si laurea in Visual Art presso la University of Western Ontario di London in Canada.

Foto fonte web 

Il cammino che la porta in Canada inizia, però, molto tempo prima. Quando bambina capisce le potenzialità espressive della pittura quale linguaggio. Disegnare per ore de ore, però, non basta. Capisce di aver bisogno di una guida, che troverà in una zia paziente e capace ed in amiche abili che saranno per lei ottime maestre.

E poi ci sarà la sua grande voglia di imparare ad esortarla a sperimentare il più possibile: dal disegno sulla ceramica alla tecnica dell'acquerello, dal ritratto al paesaggio, sempre con la stessa serietà a dedizione. Sempre con gli stessi colori in contrasto, dal rosso più acceso ad un pallidissimo giallo, dai blu topazio ai grigi più spenti.

Nelle sue opere a parlare sono le ombre, la forza del chiaroscuro, l'energia espressiva dei volti che ritrae. Perché Simona non si limita a riprodurre una faccia. Simona va a caccia e riesce a scovare, le emozioni, che trova in espressioni fulminee ma dense di significato.
È una pittrice che dimostra generosità, di saper cogliere, con la sua arte, quell'attimo unico ed irripetibile della sorpresa, della paura, della fatica, della passione, con uno stile che le calza a pennello. E non è un gioco di parole.

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Il ritratto, però, è solo una parte del portfolio pittorico della Atzori. Abile nell'individuare vivide sensazioni, Simona sa contaminare la disciplina pittorica con quella performante della danza, che compare spessissimo nelle sue tele.

Spesso quanto ci compare lei stessa, che celebra tutto il suo vissuto, anche il più profondo, articolando un racconto per immagini, padroneggiando ogni tecnica in modo magistrale. Se la matita su carta si rivela la scelta migliore per far vibrare in chiaroscuro l'espressività dei volti, l'olio su tela le permette di donare volume e morbidezza al corpo umano, mentre le figure che potrebbero perdersi in opere quasi monocrome, vengono sapientemente profilate con un uso tono su tono dei pastelli.

Il vero tema dominante nell'opera di Simona Atzori è il corpo ed il suo movimento. Non potrebbe non essere così, in fondo. In lei, e con lei, la staticità della pittura si fonde e si lascia cullare dai movimenti dell'arte performante della danza.

Sì, c'è anche molta danza nella sua pittura. Un soggetto privilegiato, mai monotono. Un mezzo espressivo che, nelle sue tele, diventa magia di colore e fa respirare tantissima vita. Una magia che fa muovere ciò che, per natura, è statico. Sì, allo stesso modo, c'è molta pittura nella sua danza. I suoi movimenti sembrano attorcigliarsi alle scie intense di colore che riempiono i suoi quadri mentre il suo corpo segue linee in chiaroscuro. 

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Un altro tema, (im)portante, nella sua arte è quello dell'incontro, che spesso rappresenta con mani e piedi a contatto, che dialogano. L'incontro che abilmente riassume tutta l'arte di Simona Atzori, dove le discipline si incrociano, fondono e compenetrano. Dove l'una vive per e dell'altra, e l'altra non si spiega senza l'una. Come la loro creatrice così completa nel suo essere da risultare pienamente credibile quando afferma " sono felice perché non mi manca nulla ".

Di certo non le sono mancate le emozioni. Quando ha danzato per Papa Wojtyla, in occasione del Giubileo del 2000 in veste di ambasciatrice della danza. Quando ha inaugurato le Paralimpiadi invernali di Torino nel 2006, con Luca Alberti, o quando ha danzato in apertura della 4a serata dell'edizione del 2012 del Festival di Sanremo. Emozioni forti come quelle di aprire una galleria personale (a London in Canada) o partecipare al progetto della Fondazione Fontana in Kenia, in veste di ambasciatrice.

Non importa decretare se si tratti di una donna forte o no. Perché sicuramente più forte di tutto è la sua voglia di esserci e la sua motivazione. Quella che porta negli incontri con il suo pubblico, quella che la fa friggere di emozione prima di ogni spettacolo, quella che le fa intingere il pennello nel colore.


Le foto e le opere che trovate nel suo sito www.simonarte.it parlano di lei, che è stata raccontata anche da Candido Cannavò in E li chiamano disabili.
Cosa ti manca per essere felice? è, invece, il consigliatissimo luogo (prima che un libro) dove trovare Simona. Dove respirare fino in fondo il significato delle sue parole: «la danza e la pittura: due, come le ali. Sono proprio loro a portarmi in alto, e a permettermi di volare ».

Emanuela Macrì

Pubblicato su La Voce del Trentino il 16 gennaio 2014