Simona
si chiede che cosa le manchi per essere felice. E la risposta che trova,
l'unica che riesce a trovare è : nulla. In realtà qualcosa a Simona
Atzori manca. Le
sue braccia, come lei stessa racconta, sono rimaste in cielo. Ma questo non le
ha impedito di diventare quel che è oggi: una donna serena, una grande ballerina,
una pittrice talentuosa.
E
vederla ballare è davvero uno spettacolo emozionante. Quando la vedi
volteggiare, capisci, che è nata per questo. Poi, allo stesso modo, davanti
alle sue opere pittoriche rimani senza fiato. Le pennellate soavi, i colori
tenui e carichi a contrasto, i contorni decisi, sembrano disegnarla come meglio
non si potrebbe: in quelle tele c'è tutta Simona.
In
fondo è stata proprio con la pittura il primo folgorante incontro, quando
piccola piccolissima emulando la sorella maggiore, inizia a coltivare una
passione che nasce da un talento indiscutibile. E non serviranno a nulla gli
ostacoli che incontrerà sulla sua strada: determinata e cosciente di avere
molto da dire e da esprimere nel 2001 si laurea in Visual
Art presso la
University of Western Ontario di London in Canada.
![]() |
| Foto fonte web |
Il
cammino che la porta in Canada inizia, però, molto tempo prima. Quando bambina
capisce le potenzialità espressive della pittura quale linguaggio. Disegnare
per ore de ore, però, non basta. Capisce di aver bisogno di una guida, che
troverà in una zia paziente e capace ed in amiche abili che saranno per lei
ottime maestre.
E poi
ci sarà la sua grande voglia di imparare ad esortarla a sperimentare il più
possibile: dal disegno sulla ceramica alla tecnica dell'acquerello, dal
ritratto al paesaggio, sempre con la stessa serietà a dedizione. Sempre con gli
stessi colori in contrasto, dal rosso più acceso ad un pallidissimo giallo, dai
blu topazio ai grigi più spenti.
Nelle
sue opere a parlare sono le ombre, la forza del chiaroscuro, l'energia espressiva dei volti che ritrae. Perché Simona
non si limita a riprodurre una faccia. Simona va a caccia e riesce a scovare, le
emozioni, che trova in espressioni fulminee ma dense di significato.
È una
pittrice che dimostra generosità, di saper cogliere, con la sua arte,
quell'attimo unico ed irripetibile della sorpresa, della paura, della fatica,
della passione, con uno stile che le calza a pennello. E non è un gioco di
parole.
![]() |
| Foto fonte web |
Il
ritratto, però, è solo una parte del portfolio pittorico della Atzori. Abile
nell'individuare vivide sensazioni, Simona sa contaminare la disciplina
pittorica con quella performante della danza, che compare spessissimo nelle sue
tele.
Spesso
quanto ci compare lei stessa, che celebra tutto il suo vissuto, anche il più
profondo, articolando un racconto per immagini, padroneggiando ogni tecnica in
modo magistrale. Se la matita su carta si rivela la scelta migliore per far
vibrare in chiaroscuro l'espressività dei volti, l'olio su tela le permette di
donare volume e morbidezza al corpo umano, mentre le figure che potrebbero
perdersi in opere quasi monocrome, vengono sapientemente profilate con un uso
tono su tono dei pastelli.
Il vero
tema dominante nell'opera di Simona Atzori è il corpo ed il suo movimento. Non
potrebbe non essere così, in fondo. In lei, e con lei, la staticità della
pittura si fonde e si lascia cullare dai movimenti dell'arte performante della
danza.
Sì, c'è
anche molta danza nella sua pittura. Un soggetto privilegiato, mai monotono. Un
mezzo espressivo che, nelle sue tele, diventa magia di colore e fa respirare
tantissima vita. Una magia che fa muovere ciò che, per natura, è statico. Sì,
allo stesso modo, c'è molta pittura nella sua danza. I suoi movimenti sembrano
attorcigliarsi alle scie intense di colore che riempiono i suoi quadri mentre
il suo corpo segue linee in chiaroscuro.
![]() |
| Foto fonte web |
Un
altro tema, (im)portante, nella sua arte è quello dell'incontro, che spesso
rappresenta con mani e piedi a contatto, che dialogano. L'incontro che
abilmente riassume tutta l'arte di Simona Atzori, dove le discipline si
incrociano, fondono e compenetrano. Dove l'una vive per e dell'altra, e l'altra
non si spiega senza l'una. Come la loro creatrice così completa nel suo essere
da risultare pienamente credibile quando afferma " sono felice perché non
mi manca nulla ".
Di
certo non le sono mancate le emozioni. Quando ha danzato per Papa Wojtyla, in
occasione del Giubileo del 2000 in veste di ambasciatrice della danza. Quando
ha inaugurato le Paralimpiadi invernali di Torino nel 2006, con Luca Alberti, o
quando ha danzato in apertura della 4a serata dell'edizione del 2012 del
Festival di Sanremo. Emozioni forti come quelle di aprire una galleria
personale (a London in Canada) o partecipare al progetto della Fondazione
Fontana in Kenia, in veste di ambasciatrice.
Non
importa decretare se si tratti di una donna forte o no. Perché sicuramente più
forte di tutto è la sua voglia di esserci e la sua motivazione. Quella che
porta negli incontri con il suo pubblico, quella che la fa friggere di emozione
prima di ogni spettacolo, quella che le fa intingere il pennello nel colore.
Le foto
e le opere che trovate nel suo sito www.simonarte.it parlano di lei, che è stata raccontata
anche da Candido Cannavò in E li chiamano disabili.
Cosa ti manca per essere felice? è, invece, il consigliatissimo luogo (prima che un libro) dove trovare Simona. Dove respirare fino in fondo il significato delle sue parole: «la danza e la pittura: due, come le ali. Sono proprio loro a portarmi in alto, e a permettermi di volare ».
Cosa ti manca per essere felice? è, invece, il consigliatissimo luogo (prima che un libro) dove trovare Simona. Dove respirare fino in fondo il significato delle sue parole: «la danza e la pittura: due, come le ali. Sono proprio loro a portarmi in alto, e a permettermi di volare ».
Emanuela Macrì
Pubblicato su La Voce del Trentino
il 16 gennaio 2014


